GUIDA ALL’ASCOLTO

di Gaia Ulmi

Stilare una lista per un ascolto musicale di un’opera così conosciuta e che metta a confronto, per chi andrà poi ad ascoltarle, varie edizioni ci pone difronte a due tipi di problemi: uno legato al gusto soggettivo di chi si prende la briga di dispensare, diciamo così, “consigli” e l’altro legato invece all’oggettivo valore storico, artistico e filologico delle varie registrazioni e edizioni. Quello che si tenta di fare in questa sede è semplicemente istillare la curiosità, senza alcuna pretesa di voler stabilire quale sia la versione perfetta.

Carl Orff con Carmina Burana crea un mondo musicale tutto suo portando in questa “cantata scenica” ricchezza di ritmo ed un uso bellissimo delle percussioni, non abbiamo infatti notizie precise riguardo alla musica che accompagnava i poemetti del manoscritto del convento di Benediktbeuern.
La prima edizione che viene in mente quando si parla dei Carmina è quella del 1968 diretta da Eugen Jochum per la Deutsche Grammophon con Gundula Janovowitz (soprano), Gerhard Stolze (tenore), Dietrich Fischer-Dieskau (baritono), Chor und Orcherster der Deutschen Oper Berlin. Questa versione è particolarmente interessante per la qualità vocale dei solisti e perché Carl Orff, che era ancora vivente in quel periodo, prese parte all’ incisione in studio approvandola e apponendo la propria firma sulla copertina.
Risale al 1984 quella diretta da un giovanissimo Riccardo Chailly ed incisa con la Decca che vede Syilvia Greenberg (soprano), James Bowman (controtenore), Stephen Roberts (baritono), Radio-Symphonie-Orchester Berlin und Chor. Qui Chailly ha un bellissimo senso del ritmo.
L’ americana Telarc inciderà in due occasioni i Carmina la prima volta intorno al 1980/82 con la direzione di Robert Shaw, Judith Blegen (soprano), William Brown (tenore), Hakan Hagegard (baritono), Atlanta Symphony Orchestra and Chorus e Atlanta Boy Choir; la seconda circa venti anni dopo nei primi anni 2000 con la direzione di Donald Rrunnicles sempre con l’Atlanta Symphony Orchestra and Chorus, Hei-Kyung Hong (soprano) , Stanford Olsen (tenore), Earle Patriarco (baritono), Gwinnett Young Singers; entrambe registrate nello stesso auditorium la Symphony Hall di Atlanta. La versione di Shaw presenta una grancassa che in molti hanno definito dirompente e realistica, un’orchestra estremamente avvolgente ed un amalgama sonoro con bassi molto accentuati mentre, in quella di Runnicles troviamo un coro che risulta generoso nell’ emissione vocale ed estremamente preciso anche nei punti più insidiosi della partitura.
Del 1980 è un’edizione diretta da un giovane e dinamicissimo Riccardo Muti registrata a Londra per la EMI con Arleen Auger (soprano), Jonathan Summers (baritono) John van Kesteren (tenore), Philharmonia Chorus and Orchestra, Southend Boys’ Choir. Versione tagliente ed incisiva nei timpani e nei fiati, soprattutto gli ottoni portati al massimo delle loro potenzialità espressive. Il 23 settembre 1980 alla rappresentazione a Berlino era presente anche Orff che a fine spettacolo ringraziò Muti per la bella conduzione definendola, a tutti gli effetti, una “seconda Première”.
Al 1985 risale la versione diretta da James Levine ed incisa per la Deutsche Grammophon con June Anderson (soprano), Bernd Weikl (baritono), Philip Creech (tenore), Chicago Symphony Chorus and Orchestra. Appare estremamente potente e appassionata.
Nel 1994 André Previn dirige i Wiener Philharmoniker, Barbara Bonney (soprano), Frank Lopardo (tenore), Anthony Michaels-Moore (baritono), Arnold Schoenberg Chor, Wiener Sangerknaben. Registrata all’interno del Musikverein è interessante per la raffinatezza strumentale.
Altre versioni interessanti per un ascolto possono essere quelle di Eugene Ormandy del 1991 con la Philadelphia Orchestra incisa con la Sony; Seiji Ozawa, Berliner Philharmoniker per la Philips; Simon Rattle del 2004 con i Berliner Philharmoniker per la Warner Music; Daniel Harding del 2010 con la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks; Richard Hickox del 2008 con la London Symphony Orchestra per la Chandos; Marin Alsop del 2007 con la Bournemouth Symphony Orchestra per la Naxos, questa è probabilmente l’unica incisione diretta (per ora) da una donna.